Sergio Giardo

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Cari amici,

la scorsa settimana il Festival Nues ha dedicato due giornate al tema del Graphic Journalism: attraverso incontri e workshop che hanno coinvolto la Facoltà di Scienze della Comunicazione di Cagliari e l’Ordine dei Giornalisti della Sardegna, si è esplorata questa forma di narrazione ibrida, che nasce dalla contaminazione fra i linguaggi del fumetto, della letteratura e del giornalismo.

13 Novembre 2014 – Facoltà Studi Umanistici

Aula Magna (corpo aggiunto) - Facoltà Studi Umanistici

L’incontro con Alberto Alpozzi eSergio Giardo viene introdotto dal saluto del Dott. Filippo Maria Peretti, Presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Sardegna, e dal breve intervento della Prof.ssa Elisabetta Gola, docente di Teoria dei Linguaggi e della Comunicazione; prima di presentare gli ospiti, Bepi Vigna propone all’uditorio una breve storia del “graphic journalism”, partendo da Maus di Art Spiegelmann, fino ad arrivare a Persepolis di Marjanne Satrapi: impossibile non citare Joe Sacco, Guy Delisle e Igort, che di lì a poco racconterà ai presenti i suoi Quaderni Ucraini e Russi.

La Prof.ssa Elisabetta Gola

L'aula Magna è al completo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Bepi Vigna introduce poi Alberto Alpozzi e Sergio Giardo e si materializza, davanti agli occhi di chi assiste, l’incontro fra due mondi diversi: il fotoreporter, reduce dalle missioni dei militari italiani in Afghanistan nel 2011/2012, in Kosovo e in Libano nel 2012 e sulla nave Zeffiro della Marina Militare per la missione antipirateria Atalanta nel 2013, e il disegnatore, creatore di suggestioni e interprete di universi futuri per il fumetto Nathan Never.

Sergio Giardo e Alberto Alpozzi

Si parla de "Il Fronte Ovunque"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ed è proprio da questo incontro che nasce la graphic novel, in uscita a Maggio 2015 per 001 Edizione, “Il Fronte Ovunque”: fotografia e fumetto si incontrano per raccontare l’esperienza dei militari italiani in Afghanistan, mediata dallo sguardo di Alberto Alpozzi. Durante il suo intervento il fotoreporter mostra al pubblico fotografie e filmati che documentano l’esperienza della missione: i colori caldi della terra d’Afghanistan e i panorami dall’elicottero, colti con inquadrature che quasi suscitano vertigine,  l’immensità degli spazi all’alba, dopo aver dormito nella pancia di un carro armato, e l’affollarsi dei bambini tutto intorno, per sorridere insieme dopo aver superato l’iniziale timore; le fotografie colgono attimi, li fissano nella memoria e nell’immaginario di chi guarda, mentre i filmati offrono brevi scorci, anche sonori, della vita dei militari. Questo materiale basta a raccontare? Se lo chiede, Alberto Alpozzi, e decide che la bellezza e l’accuratezza delle sue immagini non sono sufficienti a descrivere e far comprendere l’esperienza dei militari italiani, la difficoltà di mediare fra il proprio lavoro, svolto con professionalità lontano da casa, e il ruolo di marito, padre, figlio, perché questi sono panni che non si possono svestire nemmeno su un carro armato, davanti al pericolo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Così nasce di l’idea della graphic novel: le fotografie di Alberto Alpozzi e i disegni di Sergio Giardo, si fondono sulle tavole e offrono un’esperienza nuova, di realismo mediato, come mediato è il racconto della missione in Afghanistan, dallo sguardo del fotoreporter, che diventa protagonista, si immerge nella realtà dei militari, ne condivide esperienze e preoccupazioni, per scoprire uomini, più che soldati, con cui stringe delle autentiche amicizie. 

Una tavola de "Il Fronte Ovunque"

Nella seconda parte dell’incontro Igort racconta la sua personale esperienza creativa: per descrivere la realtà politica e sociale di un paese  è necessario viaggiare e immergersi nella cultura di cui si vuole scrivere e disegnare. Due anni trascorsi fra Ucraina, Russia e Siberia, per raccogliere documenti e testimonianze, gli  consentono di tratteggiare con segno elegante e sapienti scelte cromatiche la vita delle persone comuni, attraversate dalla storia: i retaggi di un passato oscuro si riflettono su un presente tristemente raccontato dalla cronaca contemporanea, quasi a significare che la necessità di lottare e l’obbligo di sopravvivere, per queste genti, persistono col passare dei decenni, nonostante, almeno apparentemente, regimi e governanti siano cambiati.

Igort e Bepi Vigna

 

Igort racconta i Quaderni Ucraini e Russi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

14 Novembre 2014 – Facoltà Studi Umanistici

Workshop sulle forme della narrazione a fumetti

Aula 6 - Facoltà Studi Umanistici: pronti ad iniziare!

Un appuntamento che coinvolge più di 60 studenti della Facoltà di Scienze della Comunicazione: Bepi Vigna, Otto Gabos e Sergio Giardo, con la collaborazione dei disegnatori del Centro del Fumetto Ilio Leo e Laura Congiu, guidano i ragazzi nella progettazione di una breve graphic novel di due pagine, per sperimentare in modo diretto le regole e le possibilità espressive di questa forma di narrazione per immagini.

Otto Gabos spiega agli studenti

Sergio Giardo mostra agli studenti degli esempi di impostazione della tavola

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Durante le prime tre ore di workshop i ragazzi ascoltano Bepi Vigna e Otto Gabos tratteggiare una breve storia del genere “graphic novel”; vengono mostrate tavole tratte da Maus di Art Spiegelmann, Palestina di Joe Sacco e Cronache di Gerusalemme di Guy Delisle, evidenziando differenze di stile e di organizzazione della tavola.

Ai ragazzi viene chiesto di scegliere una storia che possa essere trasposta sulle tavole: a tale fine vengono distribuiti alcuni quotidiani, dalla cui lettura possa emergere una notizia  su cui lavorare.

Sergio Giardo racconta quindi la sua esperienza nell’approcciarsi alla storia e al materiale fotografico di Alberto Alpozzi: è stimolante, per un disegnatore abituato all’universo fantascientifico di Nathan Never,  confrontarsi con un’esperienza reale, di vita vissuta, e trovare la chiave grafica ed espressiva migliore attraverso cui raccontare:  ogni scelta deve essere motivata e funzionale alla storia, al messaggio che si vuole mandare e all’emozione che si vuole esprimere e suscitare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dopo essersi divisi in piccoli gruppi e aver scelto le notizie da raccontare, i ragazzi cominciano ad organizzare il lavoro, seguendo le indicazioni di Otto Gabos e Sergio Giardo, con il coordinamento di Ilio Leo e Laura Congiu.

Le tre ore pomeridiane di workshop sono state intense, ricche di spunti di riflessione, e i ragazzi si sono messi alla prova con entusiasmo: comunicare attraverso un linguaggio nuovo, a cui molti studenti si sono avvicinati per la prima volta, è stato stimolante e crediamo abbia offerto un ottimo esempio delle capacità espressive di questa forma di narrazione a fumetti.

La parola alle immagini, dunque!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel pomeriggio dello stesso giorno, nella sala conferenze dell’Unione Sarda, si è svolto il laboratorio sul fotogiornalismo, insieme a Alberto Alpozzi, Max Solinas e Priamo Tolu. Si è discusso della professione del fotoreporter, delle leggi che la regolamentano e degli aspetti  deontologici. Alberto Alpozzi ha condiviso la sua esperienza di free-lance al seguito delle missioni militari, mostrando foto e video; Max Solinas si è soffermato sulla storia di  alcune celebri fotografie e  importanti fotografi, come Robert Capa, mentre Priamo Tolu ha condiviso con l’uditorio un interessante decalogo del fotoreporter. L’incontro è stato infine animato da numerosi interventi e domande, soprattutto sul tema del diritto d’autore sulle immagini e sul modo di trattare le fotografie che ritraggono minori.

Alberto Alpozzi racconta la sua esperienza di fotoreporter

Le due giornate di incontri e workshop sul Graphic Journalism sono state ricche di contenuti e suggestioni, regalateci dagli autori intervenuti: Igort, Sergio Giardo e Alberto Alpozzi, con il nostro direttore artistico Bepi Vigna; il laboratorio alla Facoltà di Scienze della Comunicazione ha poi consentito ai ragazzi coinvolti di cimentarsi con una forma di narrazione complessa e di confrontarsi con dei professionisti, mettendosi concretamente alla prova, grazie alla guida competente -e non priva di verve- di Otto Gabos.

Otto Gabos disegna

Ilio Leo e Sergio Giardo commentano il lavoro di una studentessa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Grazie a tutti gli autori coinvolti, alla Prof.ssa Elisabetta Gola e alle numerose persone che hanno partecipato!

Un saluto,

Lazzarino

PS: per chi ha assistito all’incontro di giovedì 13… evviva la barba tattica!

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Cari amici,

questa settimana il Festival Nues vi propone una serie di appuntamenti sul Graphic Journalism: incontri, workshop e laboratori insieme a Alberto Alpozzi, Sergio Giardo, Igort, Otto Gabos e Bepi Vigna.

Gli appuntamenti

L’espressione “Graphic Journalism”, termine anglofono che si può tradurre come  “giornalismo a fumetti”, si è diffusa in tempi relativamente recenti, insieme a quella della “Graphic Novel”, e certamente la prima opera che le ha ispirate è Maus di Art Spiegelman, uscito a puntate negli Stati Uniti tra il 1980 e il 1991: si racconta la storia di una famiglia ebrea tra la Polonia degli anni Trenta, il campo di concentramento di Auschwitz e la New York degli anni Ottanta. L’opera rappresenta ancora oggi una lettura imprescindibile per comprendere le origini di un genere che coniuga efficacemente testo e immagini: il racconto è autobiografico, una mescolanza di ricordi e documenti, il cui realismo appare mediato, ma forse anche sottolineato, dalla scelta  stilistica di rappresentare gli ebrei come topi.

Una tavola di "Maus"

Senza dubbio in questa nostra epoca, così fortemente caratterizzata dalla diffusione di strumenti tecnologici sempre più sofisticati, che ci consentono non solo di fruire di informazioni in maniera rapida e sintetica, ma anche di “vedere” le notizie, magari corredate di foto e filmati, la formula del Graphic Journalism è destinata a conquistare uno spazio sempre maggiore; a riprova di ciò, il successo di Persepolis dell’iraniana Marjane Satrapi, pubblicato per la prima volta nel 2000  e diventato un vero e proprio bestseller, in cui l’autrice racconta la storia della sua famiglia e del suo Paese a partire dalla rivoluzione islamica del 1979.

Una tavola di "Persepolis"

Citando Otto Gabos, che curerà l’interessante workshop in programma venerdì insieme a Bepi Vigna e Sergio Giardo:

“Si parte dall’inchiesta sul campo a sostegno di una tesi per arrivare al diario di viaggio. Due estremi d’approccio che racchiudono un’infinità di sfumature a seconda della sensibilità dell’autore/giornalista e della tematica affrontata. Tale è la vastità di impiego che sarebbe forse più corretto definire l’ambito narrativo come fumetto di realtà”.

Una tavola di Otto Gabos da "Tobia e l'oceano capovolto", in edicola su Super G dal 14/11

Parlando di questo genere è impossibile non citare autori quali il maltese Joe Sacco  con Palestina; il canadese francofono Guy Delisle  con Gerusalemme, il serbo Aleksandar Zograf, con Saluti dalla Serbia -ospite di Nues 2010-  e il cagliaritano Igort, protagonista dell’incontro di oggi pomeriggio, che nei suoi “Quaderni Ucraini” e “Quaderni Russi” descrive la condizione dell’Unione Sovietica fra passato e presente.

"Quaderni Ucraini" di Igort

Il fotoreporter Alberto Alpozzi (fotografo-giornalista freelance di Torino da più di 10 anni, iscritto all’Ordine dei Giornalisti del Piemonte, specializzato in reportage in aree di crisi e fotografia per l’architettura)e il disegnatore Sergio Giardo  (disegnatore della Sergio Bonelli Editore e copertinista di Nathan Never) presenteranno il frutto della loro collaborazione, la graphic novel “IL FRONTE OVUNQUE”, che uscirà nel  Maggio 2015 per la 001 Edizioni. Reportage fotografico e fumetto si incontrano per raccontare la missione in Afghanistan, documentata dal fotoreporter Alberto Alpozzi fra il 2011 e il 2012: la narrazione è focalizzata in particolar modo sull’esperienza umana dei militari italiani, che trovandosi ad affrontare come professionisti situazioni politiche, militari e sociali estremamente delicate, riescono a far convivere con la loro missione la condizione di mariti, padri e figli lontani dalla loro casa e dalle loro famiglie.

In anteprima una tavola de "Il Fronte Ovunque"

 

Conversazioni

Per ulteriori approfondimenti sugli ospiti vi rimando al nostro sito : http://www.nues2014.it/default1.php?pagval=1

Appuntamento qui sul blog per un resoconto particolareggiato di questa interessantissima sezione del Festival Nues 2014 – Performing Comics!

Un saluto,

Lazzarino

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